Bubble’s Italia – n.20 anno 2024 (PDF)
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“Mi accorgo che pensare al settore della ristorazione come al tempio in cui l’elemento principale è il cibo, inteso come materia prima, oggi sia un po’ riduttivo. Le cose stanno cambiando e quella tradizione che si integrava con la storia della cucina territoriale sembra essersi smarrita.
Oggi non si ha mai la certezza di cosa ci attenda oltrepassando la porta di un ristorante. Tutto è mutevole, e anche i luoghi che sembravano essere sacri sono stati profanati da una gastronomia architettonica, scomposta, rivisitata, interpretativa, originale, microbiotica, macrobiotica e vegana, biologica, etnica e vegetale, che a sua volta è presentata da strani soggetti che cercano di valorizzarne i contenuti attraverso le proprie fantasie.
Ecco che unire spezie (o loro miscele) come ajowan, issopo, macis, berberé o sommacco a carni di ogni tipo, insetti, frutti
esotici, fiori e pistilli di campo o verdure asiatiche e amazzoniche è diventata un’Arte e, come tale, sarebbe forse più adatta a essere quotata in mega gallerie d’arte moderna come la Gagosian o la Hauser & Wirth.
È ormai ovvio che l’eccessivo parlarne e la visione di certe trasmissioni, in cui divinità stellate, dopo aver fatto pubblicità a detersivi e a chewing gum, offrono la “propria parola” come opinion leader su cosa sia vero, giusto o falso, abbiano stimolato percorsi culturali pericolosi, creando così miti e scuole di pensiero alquanto discutibili e distanti dalla realtà. […]



