Cantina Scacciadiavoli di Montefalco

Il vino dell’esorcista

Testo di Sara Stangoni - ph@gianlucafalcinelliarchitetto

Un vino che vince il male?

Quando si dice, un nome un programma. Narra la tradizione che, vicino alla zona dove ora sorge questa cantina di Montefalco, dimorasse un esorcista capace di togliere il demonio. Un giorno gli fu portata una giovane donna apparentemente posseduta. Fiducioso del potere del vino rosso di questo ameno borgo dell’Umbria, molto più di un rituale, le somministrò un bel bicchiere e la giovane rinsavì. Il buon esito della pratica dette il nome alla contrada e alla cantina: Scacciadiavoli.

C’era una volta un principe…

La cantina Scacciadiavoli vanta una storia di famiglia, lunga oltre centotrenta anni. Fondata nel 1884 dal Principe Ugo Boncompagni Ludovisi come “stabilimento” del vino, è una delle più antiche aziende del territorio di Montefalco. Si dimostrò fin da allora un complesso imponente e decisamente innovativo. All’interno della cantina sono ancora visibili delle colonne in ghisa con impresse le iniziali del Principe. Il sogno di Amilcare Pambuffetti, garzone in quest’azienda dall’età di 14 anni, si coronò con l’acquisto nel 1954. Oggi la cantina Scacciadiavoli è arrivata alla quarta generazione con i pronipoti Amilcare, Iacopo, Liù, Romeo e Fiammetta.

La scommessa del Metodo Classico

Di certo il Montefalco Sagrantino è il grande vino di questo territorio, ma le sperimentazioni non mancano. Da qualche anno la cantina Scacciadiavoli ha iniziato – prima azienda in questa zona – la produzione di Spumante Brut Metodo Classico Bianco e Rosè vinificato da uve Sagrantino. Il Brut Bianco è leggero e morbido, dalla bolla fine. Il Brut Rosè è 100% Sagrantino, l’impatto al palato è agrumato. “Si sente il nervo del vitigno”, commenta Francesca che guida la degustazione.

Una cantina a quattro livelli

L’imponente struttura verticale si appoggia al profilo della collina e tutta la produzione vinicola – circa 250mila bottiglie all’anno – avviene per gravità su quattro livelli, dal piano di fermentazione fino al livello sotterraneo con il parco barriques in rovere francese per l’affinamento del Montefalco Sagrantino Secco e Passito. La botte più antica risale agli inizi del 1900 ed è ancora in uso: è divisa in due parti ciascuna della capienza di 50mila litri. Altra novità di Scacciadiavoli è la recente vinificazione del Trebbiano Spoletino in botti di terracotta: ancora è sotto osservazione, ma l’obiettivo è conferire maggior freschezza e mineralità al vino. Aspettiamo fiduciosi di assaggiarlo.

www.cantinascacciadiavoli.it

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