Sorsi di Sicilia

di Alessandra Piubello

Lasciamo le scarpe allo stretto di Messina e hop! In un balzo dentro la terra sicula. Un tuffo per impregnarci di tradizioni, paesaggi, uomini, culture, cucina, vini: così differenti, così unici, quintessenza di tre millenni di mito.

L’incanto delle isole nell’isola, la complessità nei contrasti, permane nel sangue. Imprime un marchio che scatena la nostalgia. Ecco perché, ogni anno puntualmente, torniamo in Sicilia ad assaggiare i suoi vini, per immergerci nelle emozioni che l’isola della fertilità (unisci sik, fertilità, dalla lingua indogermanica a ilia, terra, e trovi una leggendaria origine del nome Sicilia), immancabilmente suscita.

Puntiamo per iniziare “a’ muntagna”, quell’Etna (ovviamente Patrimonio dell’Umanità) così amato e al tempo stesso, temuto. La scalata verso le sue vette e la visita ai suoi crateri va fatta lentamente, per assaporare l’atmosfera delle tipiche stradine nere che attraversano i paesini lungo la strada, per passeggiare fra i filari di vigneti antichi nati su suolo vulcanico. Viti custodi del tempo, alcune prefilosseriche, vigneti eroici che generano sorprendenti vini caratteriali a base di nerello mascalese, nerello cappuccio per i rossi e carricante per i bianchi. I vini etnei si sono guadagnati una platea internazionale, grazie a una compagine di produttori autoriali capaci di un racconto enoico vibrante, di vivida tensione gustativa. Oltre ai rossi, profondi e stratificati come la terra vulcanica in cui nascono, va sottolineata l’ascesa del carricante dalle caratteristiche di acidità e sapidità, che sta dimostrandosi, anno dopo anno, capace di dar vita bianchi autorevoli. In particolare con gli Etna Superiore di Milo, che quest’anno offrono un’equilibrata combinazione tra sapidità e acidità. Con l’evoluzione il carricante manifesta note complesse, con caratteri aromatici impressivi e un’energia interiore incisiva che dimostra che può entrare a testa alta nella corte dei grandi bianchi italiani, distinguendosi.

 

 

Ma la Sicilia non è solo Etna, è una terra che raccoglie in sé diversità spiccate, in un mosaico vivace di cangiante varietà espressiva. La varietà dei suoli collinari (62%), montuosi (24%) e dei pochi pianeggianti (14%); i climi diversi (con vigneti che vanno dalle pendici dell’Etna alle rive del mare); i suoli differenti (ben trentatré raggruppamenti pedologici), dai vulcanici ai calcarei, dagli argillosi ai tufacei, a quelli di tessitura mista; le vend

emmie diverse (la Sicilia è l’unica regione italiana con ben quattro mesi dedicati alla raccolta, da agosto a novembre): tutti elementi che la rendono davvero speciale. E’ l’incanto delle isole nell’isola.

 

 

Dagli assaggi del Cerasuolo di Vittoria, unica Docg regionale, emergono alcuni esemplari ben riusciti, equilibrati, dalle significanti possibilità di evoluzione nel tempo. Di bella tensione acida i frappato, golosi e contemporanei, adatti con una temperatura più fresca anche come aperitivo.

Profondi e luminosi i Faro, incisivi i Perricone nella loro versione più snella. In crescita i vini delle isole, esempi di viticultura eroica in mezzo al mare, caratteriali e memorabili. Abbiamo trovato invece ancora altalenante l’imperante grillo, in cui convivono ottime prove, in particolare sull’isola di Mozia e nella zona dello Stagnone, a fianco di vini omologati, poco tipici e leziosi. D’altronde questa varietà sta vivendo un particolare incremento produttivo in tutta l’isola, senza le dovute distinzioni per vocazionalità territoriale.

Nella zona di Alcamo, Camporeale e Monreale il catarratto ha saputo esprimersi con compiutezza. E’ il vitigno più diffuso in Sicilia, ed è spesso stato bistrattato. I produttori stanno puntando sui biotipi lucido ed extra lucido, meno diffusi, più che sul catarratto comune, valutando la resilienza di questo vitigno poco suscettibile alle malattie fungine, ai parassiti e alla siccità. Teniamo sott’occhio queste tendenze future.

Dai nostri assaggi il Nero d’Avola mostra ancora delle interpretazioni a due velocità: alcuni vini sono imbrigliati dal legno e desiderosi di mostrare i muscoli e altri, invece, sono più centrati e dinamici, adatti a un gusto contemporaneo. Registriamo che a Marsala si sta lavorando per una fase di rinascita, (è partito il percorso per il riconoscimento di quattro Unità Geografiche Aggiuntive, Stagnone, Altopiano dei Bagli, Triglia e San Nicola). Oggi alcuni produttori stanno ritornando, grazie all’opera del compianto Marco De Bartoli, al Marsala pre-british, il vero vino tradizionale marsalese. Non dimentichiamo le bollicine, in particolare quelle dell’Etna ma non solo, un po’ in tutta l’isola c’è un fermento in atto: non sempre sono prove convincenti, ma si sta aggiustando il tiro.

Dulcis in fundo i vini passiti di Pantelleria, delle Lipari, di Salina, di Stromboli e i passiti di Noto e Siracusa, che ci riportano nei calici, emozionanti e impressivi, tutta la mediterraneità delle isole.

 

Milo