di Alessandra Piubello
Arrivo in Romagna la sera di un allineamento dei pianeti emozionante: il triangolo tra la sottile falce di luna, la brillantissima Venere e Giove (in realtà difficile da vedere). Le stelle propiziano la mia visita nella terra dove se chiedi da bere, ancor oggi, spontaneamente viene offerto vino e non acqua. L’ospitalità dei romagnoli è davvero autentica e sentita, raramente mi capita di sentirmi accolta con così tanta cura e spontanea affezione. Qui l’annata 2023 ha colpito duro con alluvioni e frane: i romagnoli si son rimboccati le maniche e han guardato avanti. La 2024 è stata un’annata molto calda, l’inizio del 2025 con la sua piovosità ha irrorato i terreni in profondità e in generale sembra l’annata del riscatto. L’albana, prima Docg d’Italia e vitigno bianco autoctono romagnolo per eccellenza, si è espressa in calici veramente impressivi e memorabili, ma tutta la linea di tipicità e bevibilità è aumentata notevolmente. Considerando la sua attitudine all’evoluzione, potremo godere negli anni di albane sorprendenti. Trebbiano, pagadebit e famoso (quest’ultimo riproposto da vari produttori) sono un trio di bianchi semplice, immediato, senza ricerche di profondità che non sono insite nel Dna dei vitigni.
Il Romagna Sangiovese, che nella punta della piramide qualitativa si articola in 16 sottozone, ci ha fatto sorridere di piacere in più occasioni, per caratterialità, riconoscibilità territoriale e una golosa beva tentatrice. Accattivante l’approcciabile centesimino, più stratificato e potente il bursôn di Bagnacavallo: sono le due minoranze rosse della regione. Qualche salto di gioia sulla seggiola per le albane botritizzate, un vero capolavoro di bellezza liquida.
Riparto felice per i risultati che i romagnoli, penalizzati da pregiudizi di persone che non si avvicinano ai vini della regione per snobismo o ignoranza, hanno saputo dimostrare. E’ un territorio da riscoprire, soprattutto grazie a vignaioli e piccoli produttori che hanno saputo valorizzare l’eno-viticoltura della propria terra.

Marzeno


