Sorsi di Umbria
di Alessandra Piubello
Arrivo a Orvieto in quest’estate che sembra non finire più, un po’ prima del tramonto, in tempo per godere della luce calda che avvolge il duomo di Orvieto: nella sua fulgida bellezza mi ricorda sempre che Luca Signorelli, per le opere che vi realizzò, chiese come compenso del vino di Orvieto. Agli assaggi però, poco resta dell’antica fama del vino che qui si produce dal tempo degli etruschi: son pochi i calici capaci di distinguersi, mentre predominano esempi di vini figli di scelte enologiche che puntano sulla tecnica più che sul terroir. Si sta cercando la virata, e anche qui una pattuglia di buoni interpreti sta smarcandosi dal livellamento generale, proponendo degli Orvieto sapidi e vividi, valorizzandone il carattere, ancorato a terreni di origine vulcanica e sabbio-argillosi. Riparto alla volta di Montefalco, “ringhiera dell’Umbria”, cittadina che mi dà sempre un senso di pace, e di calorosa accoglienza, anche mentre vago tra le viuzze medievali con scorci d’altri tempi. Il 2025 ci porta in dote dei trebbiano spoletino ben definiti, vibranti di fresca sapidità, dalla verve acida e caratterizzata da versatilità notevole. Che sia macerato con le sue bucce, che venga lasciato maturare in acciaio, anfora o in legno, che rimanga ad affinare per più o meno tempo è chiaro quanto non ci sia una unica via al trebbiano spoletino. È un vino che saprà darci ancora molte soddisfazioni, soprattutto con il passare degli anni. Anche il grechetto, capace di dare il meglio di sé in diverse zone e che trova nel clone di Todi, per la sua più marcata freschezza e aromaticità, riferimento per tutta la tipologia, nonostante l’esiguo numero di cantine presenti sul territorio, ha saputo esprimersi con freschezza e buon ritmo gustativo. Passiamo ai Sagrantino di Montefalco, principalmente annata 2022, caratterizzata dal caldo ma anche dalle piogge benefiche di fine agosto e settembre hanno permesso di assaggiare dei calici impressivi. Il Sagrantino è uno dei grandi rossi da invecchiamento italiani, con tratti unici e originali, tra i quali tannini e struttura imponente. Ma un gruppo di produttori illuminati dimostra di aver trovato la strada per fargli esprimere una maggior leggerezza e dinamicità, attraverso estrazioni ponderate e uso dei legni appropriato, senza snaturarlo. Un lavoro in continua progressione, di cui va data testimonianza. Se non possiamo definirlo un vino propriamente moderno, sottile e di grande beva, non dobbiamo avere pregiudizi sul suo conto: può ancora stupire un bevitore che chiede una potenza calibrata (ovviamente non tutti i Sagrantino sono così, ma la strada verso la “leggerezza” è tracciata). Il Montefalco rosso d’annata (dove il sangiovese gioca la sua grande partita), ha saputo valorizzare le peculiarità in questo territorio, puntando su finezza e immediatezza.
- Montefalco
- Lago Trasimeno
- Tifernate
A proposito di Sangiovese, la prossima tappa è Torgiano, ove la confluenza del fiume Chiascio nel Tevere ha rinfoltito nei secoli una campagna amministrata, come spesso accade nelle migliori storie vitivinicole, dai monaci benedettini che, qui, hanno perpetuato una tradizione secolare: quella del sangiovese di Torgiano, di cui abbiamo fulgidi esempi. Qui assaggio vini che provengono un po’ da tutta l’Umbria: il Ciliegiolo che a Narni si esprime con particolare finezza, dinamismo e bevibilità; il gamay del Trasimeno (niente a che vedere con l’omonimo francese; siamo nella famiglia della grenache) dal gusto vivido e sfaccettato. Entrambi sono vini non semplici ma che in genere offrono un approccio immediato, di lettura godibile dal primo sorso e conviviali. Per quello che riguarda le bollicine, ci sono buoni esempi, in particolare in altura, dove si sta lavorando ad un distretto delle “bollicine dell’Appennino”.

Torgiano
Il “cuore verde” d’Italia manifesta l’orgoglio del proprio passato contadino, un approccio agronomico biologico, attento alla sostenibilità, preservando vitigni autoctoni e vigne vecchie ed è una regione viva e in fermento dal punto di vista enoico. Tenetela d’occhio!








