Terre de la Custodia (Umbria)

25 Agosto 2020/Info Aziende

La Cantina Terre de la Custodia affonda le proprie radici in tempi remoti. La tradizione vinicola dei colli umbri, legata ai centri di Montefalco, Todi, Gualdo Cattaneo e Giano dell’Umbria, ha inizio nel lontano medioevo e si porta dentro l’imprinting dei frati francescani. Furono loro che, giunti in queste terre, vi impiantarono alcuni dei più antichi vitigni umbri, come il Sagrantino e il Grechetto, dischiudendo questi spazi magici a una storia destinata a diventare, passo dopo passo, un capitolo non certo secondario della storia del vino italiano. Dalla loro sapiente arte, vissuta nell’austero silenzio dei chiostri, nacquero non soltanto vini d’eccezione, ma anche venne prendendo forma un approccio particolare al terroir, ai filari, alle vigne, ai grappoli. Saranno proprio quest’attenzione e questa cura a rappresentare il segreto dei loro vini, rappresentato proprio da una qualità e da una genuinità che nasce dal modo stesso in cui per secoli queste vigne furono custodite in uno spazio unico – forse davvero non a caso chiamate – “La Custodia”.

La cantina attuale ha ereditato questa filosofia, facendo propri i capisaldi di un’attenzione alla terra che viene da lontano. Sarà dunque questa stessa filosofia che, rideclinata nell’oggi, ha saputo imprimere ai vini che la storia le ha consegnato profumi e tonalità aromatiche davvero capaci di unire inaspettatamente raffinatezza e carattere. Restando fedele a questa tradizione antica, la famiglia Farchioni ha dunque saputo proiettarsi in un futuro capace di riservare ancora molte sorprese a chi ama i vini dell’Umbria.

“Da secoli la nostra famiglia – sottolineano quelli che oggi sono diventati autentici “custodi” di questi vigneti ormai carichi di storia – raccoglie i frutti del territorio umbro e, con sapienza e passione, li trasforma in buon vino. E in questo vino, nelle sue diverse sfaccettature, fin dal primo sorso si scorge l’impronta lasciata da un terroir capace di connotare ogni suo frutto con una genuinità capace di parlare la lingua, a un tempo semplice e complessa della natura. Sarà dunque da questo incontro tra tradizione storica e tecnologie moderne che nascerà un’esperienza non soltanto buona da bere, ma anche piacevole da condividere”.

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