Cucina Italiana Patrimonio Umanità

di Gaetano Basile

Che festa! Sembra l’Italia del pallone che celebra uno dei suoi riti. Il ministro Francesco Lollobrigida sembra il più indemoniato dei tifosi dichiarando che “…è una festa che appartiene a tutti perché parla delle nostre radici, della nostra creatività e della nostra capacità di trasformare la tradizione in valore universale… di un popolo che ha custodito i propri saperi e li ha trasformati in eccellenze, generazione dopo generazione.” Siamo sicuri? Andiamoci con ordine. La cosiddetta cucina italiana fu un’invenzione di Pellegrino Artusi (1820-1911) il quale, in mancanza di una cucina nazionale, mise assieme quanto di meglio offrivano le cucine regionali e le codificò, nel 1891, in quel testo che chiamò “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”. Insomma la cucina italiana ha la stessa età della “cassata alla siciliana”, palermitana invenzione del Cav. Salvatore Gulì. Né araba e neppure antica, esattamente come la cucina nazionale…

Non è senza orgoglio che quando sentiamo i nomi di Cirio, Galbani, Bertolli, Peroni, Locatelli, Eridania Zuccheri, Sperlari, Star, Olio Dante, Motta, Alemagna e compagnia cantando, siamo portati anche noi a “stringerci a corte, pronti alla morte perché Italia chiamò”. Questo sacrificio ce lo potremmo evitare sapendo che queste marche, così come la stessa Fiat, non sono più italiane. Gli eredi hanno venduto tutto, discretamente, e così il patrimonio di cui parla il nostro Ministro è finito in mano alle multinazionali dell’agroalimentare. Oggi quasi l’80% è nelle mani di Nestlé, ritenuta la leader mondiale, seguita da PepsiCo, Coca Cola, Uni Lever, Kraft, Danone, Mars, Mondelez International, Kellog’s, General Mills, Associated British Food e tante altre che hanno in mano buona parte del nostro patrimonio alimentare bevande comprese da Campari a scendere… Secondo i dati del CREA per l’anno 2024, il settore ha raggiunto un valore di ca. 750 milioni di Euro, di poco inferiore al 20% del valore dell’intera economia mondiale; questo grazie alla spinta del Made in Italy. Un marchio che, da solo, supera i 70 miliardi di Euro!

Ad orchestrare questo mondo, in cui molti italiani credono che sia ancora “nostro bene nazionale”, è la Saudi Aramco Oil Company che ha un fatturato valutato in circa 1,78 trilioni di dollari all’anno. Un potere immenso come capirete, con fondi enormi da spendere in pubblicità e in operazioni come questo del “Made in Italy” che frutta tanti bei soldoni. E che ne frutterà ancora di più dopo la proclamazione a Patrimonio dell’Umanità. Perché ci hanno messo tempo? Per il semplice motivo che già nel 2010 il titolo era stato concesso alla cucina francese…. Avrete capito che, con tanti soldi a disposizione, a quelli dell’Unesco danno del tu, e impongono le loro regole del gioco: voi che ne dite?… siete d’accordo?….

Ed ecco un esempio illuminante. La cucina siciliana fu candidata per l’anno 2025 per la “European Region of Gastronomy” vincendo il titolo il 7 settembre 2024 con un cena per la Commission IGCAT “Viaggio attraverso 6000 anni di cucina in Sicilia”, che si tenne a Villa Boscogrande a Palermo: 12 portate che mi videro simposiarca della serata. Non ne parlò nessuno, nessun giornale spese due righe, perché non c’erano i fondi delle multinazionali. Quel menu prevedeva tutta roba prodotta da piccole aziende artigiane siciliane, vini di cantine non legate a gruppi multinazionali. Insomma con poco grasso da smaltire e pochi fondi per foraggiare una seria campagna di stampa. E così un titolo tanto importante passò sotto silenzio. Compreso il ringraziamento di rito del presidente Schifani alla Commissione. Come se tutto questo non fosse mai esistito. Perfetto !!

Meglio ancora: alcuni quotidiani nazionali scrissero in quei giorni che “da un sondaggio effettuato da Forbes, la nota rivista USA celebre per le sue classificazioni sul Made in Italy”, la migliore cucina regionale europea risultava quella emiliana-romagnola. E nessuno protestò. Evviva !!!

Ecco perché poco ho gioito, astenendomi dal partecipare all’entusiasmo nazionale per questa affermazione della nostra antica (sic!!) cucina italiana. Perdonate queste righe, ma vorrei che tutti foste informati su coloro che sono i veri padroni della nostra alimentazione “industriale”. Insomma a chi vanno i quattrini che noi spendiamo per nutrirci e per bere un buon bicchiere. Tante grazie.