Masterclass “DOC Orvieto – Pluralità di Anime” – Consorzio Tutela Vini di Orvieto
Orvieto, la città etrusca, Caput Etruriae, fiorentissima a partire dal VI secolo a.C., per i Greci meritava il nome di Oinarea, “dove scorre il vino”, a testimonianza della feracità del suo suolo.
di Antonietta Mazzeo
Orvieto, incrocio di storia, arte e vino, la cui Denominazione di Origine ha come appellativo il nome della città, a indicare il rapporto indissolubile tra il luogo e il suo prodotto enologico; una storia antica, che risale ai tempi degli Etruschi.

La produzione dell’Orvieto Doc (riconosciuta nel 1971 è stata una delle prime denominazioni italiane) è consentita nelle province di Terni e Viterbo, in un vasto territorio che si sviluppa su due regioni, Umbria e Lazio, e comprende al suo interno i Comuni del comprensorio orvietano e alcuni della vicina provincia di Viterbo che si trovano nell’area della Teverina- La qualifica della sottozona “Orvieto Classico” comprende invece la zona più storica, ristretta della Valle del Paglia, a ridosso della città di Orvieto. I vitigni che rientrano nella composizione del vino Orvieto classico DOC sono il Procanico (biotipo locale di Trebbiano Toscano) e Grechetto (minimo 60%), e altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione (max. 40%).

Vecchio di 3 000 anni, ma forse uno dei vini più aggiornati nei tempi, l’Orvieto DOC è la prima denominazione in Italia ad aver introdotto nel proprio disciplinare la possibilità di produrre, come annunciato dal Consorzio Tutela Vini di Orvieto, vini bianchi con una gradazione alcolica minima di 10 gradi, un passaggio storico per la denominazione, sancita dall’approvazione definitiva del nuovo disciplinare (Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 111 del 15 maggio 2025) da parte del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf).
L’iniziativa nata nel contesto della modifica temporanea del disciplinare, introdotta per far fronte a mutate condizioni climatiche per la vendemmia 2024, e configurata come un’opportunità per rinnovare e valorizzare l’identità della Denominazione Orvieto Doc., è precisa attestazione di come un’esigenza contingente possa tradursi in un’opportunità concreta in termini sia qualitativi che commerciali. Il progetto è stato perpetuato e confermato anche per la vendemmia 2025, e il passaggio dalla fase di sperimentazione alla pratica, è stato sancito dalla commercializzazione dei primi due vini a bassa gradazione (annata 2024) prodotti da due aziende consorziate.
Il progetto tecnico alla base dei primi due vini è stato guidato da tre figure di riferimento per l’enologia nazionale e orvietana:
- Pier Paolo Chiasso (Società Chiasso Cotarella)
- Paolo Nardo (Gruppo Italiano Vini),
- Massimiliano Pasquini (Castello della Sala – Marchesi Antinori)
affiancati dal produttore Enzo Barbi (Decugnano dei Barbi)
Ma sulla decisione di produrre vini bianchi con una gradazione alcolica minima di 10 gradi, ha più pesato il voler far fronte alle mutate condizioni climatiche, o il voler andare incontro alle esigenze dei mercati e dei mutati consumi che vedono, soprattutto i giovani aver cambiato radicalmente il modo di consumare vino con una forte preferenza per vini di qualità, biologici o bollicine, o preferendo alternative analcoliche o a bassa gradazione?
In merto all’interrogativo, congiuntamente i tre enologi (Paolo Nardo, Massimiliano Pasquini, Pier Paolo Chiasso) hanno dichiarato:
“…Questa nuova tipologia di vini a gradazione alcolica minima di 10 gradi nasce dall’ascolto attento dei segnali che ci arrivano dal territorio, dal clima e dai consumatori. Viviamo un’epoca in cui freschezza, bevibilità e leggerezza sono sempre più richieste, ma senza mai sacrificare la qualità e l’identità. Abbiamo lavorato per creare un vino capace di raccontare la ricchezza delle nostre uve e del nostro terroir, in una versione più moderna e versatile. Non si tratta di sostituire l’Orvieto Classico o Superiore, ma di affiancare un’opzione nuova, pensata per i giovani, per i locali estivi, per gli aperitivi e per chi cerca vini equilibrati e facili da bere, ma con personalità. È una sfida tecnica e culturale: mantenere eleganza, struttura e sapidità in un vino con soli 10 gradi. Per riuscirci, abbiamo introdotto sperimentazioni su ogni fase della produzione, dalla scelta delle uve alla raccolta anticipata, fino alla vinificazione con lieviti selezionati e basse temperature. Il risultato? Un vino leggero nel grado alcolico, ma ricco nella qualità, pronto a parlare al mercato e alle nuove esigenze con un linguaggio autentico e contemporaneo. Questo è solo l’inizio. Abbiamo aperto un percorso condiviso, che coinvolgerà produttori, tecnici, ristoratori e comunicatori. L’Orvieto Doc può e deve essere laboratorio d’innovazione, capace di interpretare i cambiamenti con coraggio, responsabilità e rispetto per la sua storia”.
Anche il presidente della Commissione tecnica scientifica Riccardo Cotarella ha sottolineato il carattere innovativo dell’operazione: “Questo risultato dimostra che un vino può rimanere identitario e di qualità anche con un grado alcolico più contenuto. Siamo i primi in Italia a fare questo passo in ambito Doc, e lo facciamo con coerenza e consapevolezza tecnica”.
Per offrire una lettura contemporanea della Doc Orvieto, e porne in luce, la ricchezza espressiva, la capacità evolutiva, e la pluralità delle interpretazioni produttive, il Consorzio Tutela Vini di Orvieto ha predisposto e promosso, presso la Sala Expo del Palazzo del Capitano del Popolo di Orvieto, la Masterclass di “DOC Orvieto – Pluralità di Anime”,
un importante momento di confronto dedicato al futuro e all’identità della denominazione Orvieto Doc, tra identità territoriale, ricerca scientifica e prospettive future, a cui hanno partecipato produttori, tecnici, giornalisti e operatori del settore in presenza e da remoto.
(Attività realizzata con i fondi del Complemento di Sviluppo Rurale della Regione Umbria – Misura SRG 10. Bevi responsabilmente – Rif. norm. L. n. 125/2001 D. Lgs. n. 158/2012 e L. 189/2012)
A dare inizio ai lavori sono stati i saluti istituzionali della sindaca di Orvieto Roberta Tardani e del presidente del Consorzio Tutela Vini di Orvieto Vincenzo Cecci, che hanno sottolineato il valore culturale ed economico della denominazione per il territorio.
Durante la lezione magistrale sono stati indagati e approfonditi gli aspetti e le tematiche relativi all’evoluzione del disciplinare, alla pluralità stilistica della denominazione, alle nuove tendenze del mercato e alla lettura territoriale e scientifica del comprensorio orvietano. Agli approfondimenti tecnici hanno contribuito anche Paolo Nardo, Pier Paolo Chiasso e Massimiliano Pasquini della Commissione tecnica.
La degustazione guidata condotta da Riccardo Cotarella, presidente della Commissione tecnico-scientifica del Consorzio, cha accompagnato i partecipanti in un percorso attraverso quattro differenti interpretazioni dell’Orvieto Doc: dal vino a basso grado alcolico al Classico Superiore, fino alla vecchia annata e alla Muffa Nobile
- Orvieto Doc a basso grado alcolico
- Orvieto Doc Classico Superiore
- Orvieto Doc di vecchia annata
- Orvieto Doc Muffa Nobile
A riscontro della degustazione dell’ Orvieto Doc a basso grado alcolico gli interventi hanno comunemente riscontrato “un equilibrio aromatico e gustativo sorprendente, unito a una riconoscibilità territoriale ben preservata”, a riprova di quando affermato dal presidente del Consorzio, Vincenzo Cecci “Con la modifica al disciplinare e la concreta messa in commercio dei primi Orvieto Doc a bassa gradazione, offriamo al mercato una risposta reale: vini più moderni, più leggeri, ma profondamente radicati nel nostro territorio”.
L’Orvieto Doc si fa laboratorio d’innovazione, è una denominazione camaleontica che esprime al meglio la complessità dell’Umbria. Il suo terroir unico genera “pluralità di anime” nei vini: la mineralità vulcanica dei suoli di Orvieto, l’eleganza classica, la freschezza fruttata e l’incredibile ampiezza della Muffa Nobile. Con questo nuovo orientamento il Consorzio Tutela Vini di Orvieto scegliendo di affiancare ai vini più strutturati e tradizionali anche versioni più fresche, leggere e contemporanee, si proietta nel futuro senza rinunciare alla propria identità storica, posizionandosi come precursore in Italia per una denominazione d’origine a basso grado alcolico, un tema che sarà sempre più strategico nei prossimi anni. Per accompagnare e approfondire questa evoluzione, il Consorzio ha presentato anche una domanda di sostegno al Masaf per un progetto di ricerca scientifica, in collaborazione con il mondo accademico e gli istituti di sperimentazione. L’obiettivo è quello di avviare un percorso multidisciplinare che tocchi aspetti enologici, agronomici, normativi e di comunicazione, per valorizzare al massimo le nuove potenzialità dell’Orvieto Doc.
- Riccardo Cotarella e Antonietta Mazzeo
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