Michel Rolland, il guru del vino
di Giovanna Moldenhauer
Michel Rolland, enologo francese originario del Pomerol, noto come il re degli assemblage, si è spento all’età di 78 anni a Bordeaux. Lo abbiamo incontrato nel mese di giugno 2025, a Montefalco, in occasione dei 10 anni di collaborazione con la cantina umbra Arnaldo Caprai. In seguito gli avevamo dedicato un approfondimento nella rubrica dell’enologo su Bubble’s n 24.
Figlio di viticoltori, destinato secondo i genitori a subentrare nella proprietà di famiglia, Rolland voleva di più: con un pizzico di fortuna, tanta determinazione e una buona dose di coraggio questo ragazzo del Libournais è diventato l’enologo più̀ ricercato e mediatico del pianeta, per cui veniva soprannominato guru. Un profilo caratteriale istrionico, un uomo tutto d’un pezzo che affermava al momento del nostro incontro in Umbria, nonostante fosse nato il 24 dicembre 1947 che «all’alba degli ottant’anni non si hanno poi molti sogni da realizzare», ma il suo sguardo tradiva le parole e faceva intravedere nuovi progetti all’orizzonte. Lo conferma anche quanto raccontava «Ho iniziato con l’enologia quando tutto doveva ancora essere inventato e testato. Ho avviato, nonché accompagnato, i più grandi cambiamenti nella viticoltura e nella vinificazione. Ho viaggiato ai confini del mondo, in tutte le latitudini, per minare le convinzioni dei dubbiosi. Ho assemblato diversi vitigni che si pensava fossero inconciliabili. Ho scoperto terre che si pensava fossero ingrate e sulle quali oggi spuntano orgogliosi ceppi di vite. Ho incontrato uomini singolari che avevano a cuore l’idea di produrre vini unici, di gran carattere, in paesi dall’improbabile destino viticolo. L’entusiasmo è ciò che dà luce alla vita. Lo ripeto spesso: nulla si può intraprendere se non si nutre un forte desiderio e se non si guarda oltre il tempo presente».
In questi giorni Marco Caprai gli ha dedicato, in un post condiviso su Facebook, queste parole “Ci lascia l’uomo che, più di ogni altro, ha contribuito a cambiare il vino nel mondo. L’incontro, nei primi anni ‘60, tra Robert Parker e Michel Rolland ha dato origine a una vera rivoluzione qualitativa, spingendoci a produrre vini sempre migliori e ad esplorare territori fino ad allora impensabili. È stata una straordinaria rivoluzione democratica, con il suo epicentro a Bordeaux anzi, come avrebbe detto lui, a Pomerol che ha ridisegnato la geografia dei grandi vini del mondo, aprendo la strada a nuove espressioni di eccellenza. Personalmente, conservo il ricordo della sua cortesia, della sua educazione e del suo entusiasmo sincero per le nuove sfide, come quella del Sagrantino e di Montefalco“.

Ora ricordiamo alcuni dettagli del nostro incontro. Allora abbiamo percepito in lui un atteggiamento, tipicamente francese, di cortesia, mista a fascino, a una grande considerazione di sé stesso. Ci torna alla memoria ora il suo sguardo diretto, il brillio negli occhi che attestava una grande passione per il mestiere che aveva scelto al termine dei suoi studi che l’aveva portato a innovare, a cimentarsi in tante sfide tra cui quella di domare il vitigno più tannico al mondo, l’umbro Sagrantino. Gli assaggi fatti in quel contesto ce l’avevano confermato, dando alle diverse espressioni firmate Arnaldo Caprai un’insospettabile morbidezza e un fascino assoluto in degustazione.
Possiamo concludere che Rolland ha indubbiamente segnato la storia del vino moderno, tra esaltazione e critiche come quelle con Robert Parker, come scrivevamo nelle prime righe di questo testo, non perdendo mai la determinazione, la voglia di affrontare sfide, che lo ha portato a diventare l’enologo più̀ ricercato e mediatico del pianeta.
Photo @ Arnaldo Caprai




