Dal sogno di Lapo Mazzei al progetto “Chianti Classico 2000”: trent’anni di scienza e tradizione per un nuovo Rinascimento del vino toscano

di Ivano Asperti

«…sono del parere che sia proprio l’epoca giusta per cimentarci in una prova del genere. Dalla tradizione bisogna infatti ora passare, attraverso le più moderne tecnologie, al razionale aiuto della scienza. All’esperienza bisogna adesso fornire il supporto della ricerca e della sperimentazione…»

Così, nel 1987, Lapo Mazzei, figura chiave della viticoltura toscana e già presidente del Consorzio del Chianti Classico, sintetizzava la sfida di un’epoca.
Parole che suonano oggi profetiche: un invito a superare la mera tradizione, integrando scienza, ricerca e innovazione tecnologica per garantire qualità, sostenibilità e futuro al vino simbolo della Toscana.

Quella visione aziendale e territoriale, incarnata anche dall’impegno dei Marchesi Mazzei SpA, avrebbe trovato negli anni successivi un grande alleato: il progetto “Chianti Classico 2000”, una delle più ambiziose iniziative di ricerca viticola mai realizzate in Italia.

È così che lunedì 27 Ottobre 2025, presso il Westin Palace di Milano, una sontuosa presentazione ha visto il Presidente del Consorzio Chianti Classico, Giovanni Manetti, e l’enologo Carlo Ferrini, ispiratore ed attore primario del progetto, moderati dal vicedirettore del Corriere della Sera, Luciano Ferraro, raccontare cosa è successo dall’anno 2000 ad oggi, dopo la fine di uno dei progetti ampelografici più rilevanti dell’ultimo mezzo secolo.

Dalla tradizione alla scienza: il contesto di nascita

Negli anni Ottanta, il mondo del vino italiano attraversava una fase di transizione. Dopo decenni di crescita quantitativa, emergeva l’urgenza di puntare alla qualità. Il mercato internazionale, sempre più competitivo, premiava la coerenza territoriale e la precisione tecnica.

La zona del Chianti Classico, culla storica del Sangiovese, si trovava di fronte a una sfida cruciale: aggiornare la propria viticoltura per rispondere a nuovi standard di mercato e alle aspettative di un consumatore globale.

È in questo scenario che nasce l’idea del Chianti Classico 2000, progetto condiviso da produttori, enti consortili e università, volto a rinnovare la viticoltura chiantigiana a partire dal vigneto.

Il progetto, avviato alla fine degli anni Ottanta, fu coordinato dal Consorzio del Chianti Classico con la collaborazione di due centri accademici d’eccellenza:

  • Università di Firenze – Facoltà di Agraria, per gli aspetti agronomici, economici ed enologici.
  • Università di Pisa – Facoltà di Agraria, per gli aspetti viticoli, patologici e sanitari.

Il fine ultimo era chiaro: migliorare la qualità dei vini del Chianti Classico attraverso una riorganizzazione profonda della filiera viticola.
Gli obiettivi specifici comprendevano: una gestione più razionale del vigneto, tecniche di coltivazione più efficaci e sostenibili, rinnovo del materiale vegetale e selezione dei migliori cloni, riduzione dell’impatto ambientale e adattamento ai microclimi locali.

Il progetto si estese su larga scala, configurandosi come una vera e propria “rete sperimentale”:

  • 16 vigneti sperimentali piantati ex novo (25 ettari totali).
  • 5 cantine destinate alle microvinificazioni.
  • 10 stazioni agro-meteorologiche per il monitoraggio microclimatico.
  • Durata complessiva: 16 anni, con fasi di test in campo, analisi dei dati e diffusione dei risultati.

Durante lo sviluppo del progetto furono affrontate sei aree di studio, ritenute cruciali per la creazione di una viticoltura moderna e sostenibile:

  1. Studio dei vitigni e dei cloni omologati.
  2. Portainnesti e loro adattamento ai diversi suoli.
  3. Densità di impianto e ottimizzazione delle rese.
  4. Forme di allevamento più efficienti e meno stressanti per la vite.
  5. Gestione del suolo e pratiche agronomiche sostenibili.
  6. Selezione clonale dei vitigni autoctoni.

Il progetto concentrò l’attenzione sui tre vitigni più rappresentativi del Chianti Classico: Sangiovese, Canaiolo e Colorino

I numeri della selezione comprendono 239 cloni studiati in totale, di cui 34 cloni selezionati per la sperimentazione: 24 Sangiovese, 8 Canaiolo, 2 Colorino. Poi 7 cloni di Sangiovese e 1 di Colorino omologati nel Registro Nazionale delle Varietà della Vite tra il 1999 e il 2003, con la sigla CCL 2000/1-8. Nel 2012 furono inseriti altri 3 nuovi cloni “Chianti Classico 2000” (CCL 2000/9-11: 2 Sangiovese, 1 Canaiolo*), portando a *11 cloni ufficialmente registrati.

La selezione si è basata su caratteristiche agronomiche e qualitative precise:

  • Acini più piccoli, con bucce più spesse.
  • Grappoli spargoli, meno soggetti a marciumi.
  • Resistenza naturale a malattie virali e fungine.
  • Stabilità qualitativa anche in condizioni climatiche variabili.
  • Tannini più delicati e maggiore equilibrio fenolico.

Grazie a queste innovazioni, circa il 60% dei vigneti del Chianti Classico è stato reimpiantato dagli anni Ottanta a oggi utilizzando i nuovi materiali clonali e i protocolli agronomici del progetto.

A distanza di oltre trent’anni, i risultati sono tangibili e riconosciuti a livello internazionale:

  • Miglioramento della qualità media dei vini Chianti Classico, con maggiore finezza aromatica e struttura equilibrata.
  • Miglioramento delle tecniche di gestione del vigneto, più razionali e sostenibili.
  • Contributo concreto alla sostenibilità ambientale, con minore impiego di fitofarmaci e trattamenti.
  • Costanza qualitativa anche in annate difficili, grazie a cloni più resistenti e adattabili.
  • Maggiore immunità o resistenza alle malattie virali.
  • Tannini più morbidi e maturi, che hanno permesso uno stile di vino più elegante.
  • Minore utilizzo di legni piccoli, soprattutto per i Chianti Classico d’annata, in favore di uno stile più autentico e territoriale.
  • Progressiva riduzione dell’uso di varietà internazionali nei blend, con un ritorno convinto all’identità del Sangiovese.

Per la famiglia Mazzei, che aveva anticipato già nel 1987 i principi ispiratori del progetto, Chianti Classico 2000 ha rappresentato una conferma della propria visione.

L’azienda ha infatti affiancato alla tradizione di Fonterutoli un’intensa attività di sperimentazione: microvinificazioni, studio dei legni, centraline microclimatiche, ricerca sul suolo e sostenibilità.
La cantina di Fonterutoli, progettata secondo criteri gravitazionali e ambientali, ne è il simbolo concreto: un luogo in cui la scienza serve la qualità senza tradire la storia.

Eredità e prospettive future

Oggi il Chianti Classico gode di una reputazione rinnovata e internazionale.
I vini mostrano maggiore definizione, eleganza e riconoscibilità territoriale; la denominazione ha saputo passare da una produzione di massa a una viticoltura di precisione, basata su ricerca, selezione e conoscenza.

Il progetto Chianti Classico 2000 rimane un modello unico di collaborazione tra scienza e tradizione, pubblico e privato, università e cantine.
In un’epoca in cui i cambiamenti climatici pongono nuove sfide, la sua lezione è più attuale che mai: solo l’incontro tra conoscenza e passione può garantire la “tranquillità” del futuro auspicata da Lapo Mazzei quasi quarant’anni fa.

Il Chianti Classico 2000 non è stato solo un progetto di ricerca, ma una vera rivoluzione silenziosa. Ha cambiato il volto del vigneto toscano, consolidato la reputazione di uno dei vini più iconici d’Italia e dimostrato che l’innovazione, se guidata dal rispetto per la terra e la tradizione, può diventare la più autentica forma di continuità.

In conclusione, la svolta intrapresa nel 1987 dalla famiglia Mazzei e il progetto “Chianti Classico 2000” hanno dato vita a una nuova era per la viticoltura della denominazione: più ricerca, più vigne rinnovate, più qualità. Ora il test è doppio: mantenere quanto costruito e raccontarlo in modo che il mondo riconosca la differenza. Come disse un produttore: «God gave us Sangiovese so we plan to work with it in a way that reflects this region».

Il racconto di come si è sviluppato ed evoluto il progetto, ha visto come esemplificazione il risultato poi portato nel bicchiere. Una selezione di 11 vini, diversi per zona e produttore, erano accomunati dal fatto che provenivano tutti da cloni ottenuti dal progetto Chianti Classico 2000. Una sorta di fotografia policroma delle diverse espressioni delle miglior selezione clonale, prevalentemente del Sangiovese, sia oggi rintracciabile e ancora meglio codificale con la distinzione delle 11 UGA –  Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio, Vagliagli.- lanciate nel 2021.